sabato 17 dicembre 2011

BardusBardus: TEMPTATIONS - ALL DIRECTIONS

BardusBardus: TEMPTATIONS - ALL DIRECTIONS: Gordy/Motown 06007 5303917 Registrato nel 1972 Prod. Norman Whitfield I Temptations, com'é noto, erano specializzati nell’esecuzione...

BardusBardus: OOIOO – ARMONIC HEWA

BardusBardus: OOIOO – ARMONIC HEWA: Thrill Jockey 222 Registrato nel 2009 Armonico Hewa è il sesto album in ordine di tempo e il terzo in tre anni per la formazione nipponica...

OOIOO – ARMONIC HEWA

Thrill Jockey 222

Registrato nel 2009

Armonico Hewa è il sesto album in ordine di tempo e il terzo in tre anni per la formazione nipponica capitanata da Yoshimi P-We, leggendaria batterista dei Boredoms di Yamatsuka Eye (si, proprio colei che combatteva il robot rosa di flaminglipsiana memoria!). La line up della band, dopo anni di cambiamenti, sembra essersi assestata con la chitarrista Kayan, la bassista Aya e la batterista Ai. Una band tutta al femminile, che miscela in uguale misura grazia pop e assalti abrasivi a base di noise elettronico e chitarristico. Armonico Hewa, probabilmente, è il loro lavoro più accessibile, anche se fortunatamente non si distacca dal noise pop situazionista e dal freak out psichedelico di scuola jap-rock, che ha sempre caratterizzato la band. L’album è un mix seducente di chitarre oblique mutuate dai Gang of Four, ritmi afro, post punk femminista di chiara matrice Slits e Raincoats, divagazioni aberranti alla Mark Stewart e avant rock di scuola Faust. L’improvvisazione libera, su strutture di lontana reminescenza rock, sembra essere ancora alla base del processo compositivo che ha portato alla scrittura dei brani stessi. Questa è la vera ed autentica ricchezza della band di Yoshimi. Le OOIOO, infatti, sono una fra le poche band in grado di far durare pochi secondi melodie straordinarie e sensuali (sulle quali Bjork sarebbe capace di costruire un refrain da hit planetaria), per poi distruggerle in valanghe di rumore bianco e rosa, chitarre beefheartiane e poliritmi alla Tony Allen.

TEMPTATIONS - ALL DIRECTIONS

Gordy/Motown 06007 5303917

Registrato nel 1972

Prod. Norman Whitfield

I Temptations, com'é noto, erano specializzati nell’esecuzione di soul e ballads di grande successo. La dipartita di Eddie Kendricks spinse il loro produttore Norman Whitfield ad intraprendere un percorso innovativo, ma in linea con i tempi. In All directions – letteralmente tutte le direzioni – egli tentò di battere qualsiasi strada della musica nera del tempo, senza risparmiarsi le cover Do your thing di Isaac Hayes e Funky music sho nuff turns me on di Edwin Starr. Fu uno fra gli album più venduti della band, soprattutto per la presenza di una hit imbattibile come Papa was a Rolling Stone, una straordinaria cavalcata funky dai toni psichedelici che metteva in risalto tutta la maestria di Whitfield nelle vesti di produttore. Dodici epici minuti di funk psichedelico sull’orlo dell’improvvisazione. All Directions conteneva anche una serie di altri brani killer come Run Charlie run e Mother Nature che fecero innamorare i giovani di colore e bianchi in tutto il mondo. La musica dei Temptations abbracciava, infatti, i nuovi gusti della cultura psichedelica concedendosi una violenta sferzata funky-jazz, sulla scia di quanto avevano fatto Funkadelic e Sly & the Family Stone.

domenica 6 febbraio 2011

NELS CLINE SINGERS - DRAW BREATH

Cryptogrammophone CG133

Registrato presso i Castle Oaks Studios, Calabassas (California), 7- 9 gennaio 2007.

Prod. Jeff Gauthier

Eng. Rich Breen

Nels Cline è ritenuto uno fra i più versatili chitarristi della scena indie-underground statunitense, capace di passare in scioltezza attraverso post rock, jazz, noise e improvvisazione. Ci sono voluti molti anni, spesi nell’anonimato di formazioni estemporanee, per questo chitarrista, oggi in forza ai Wilco. Draw Breath è la sua ultima fatica discografica sotto la ragione sociale di Nels Cline Singers, un trio assieme al contrabbassista Devin Hoff e il batterista Scott Amendola (che si occupa anche di live electronics). Se brano di apertura, Caved in Heart Blues, possiede un incedere delicato e seducente, tanto da ricordare certi Tortoise, il brano successivo trascina l’ascoltatore in un universo del tutto differente. Attemted, infatti, è un tour de force chitarristico, che riecheggia Hendrix, i Sonic Youth e gli ultimi Soft Machine; quelli del miglior Holdsworth. I brani successivi non peccano certo di fantasia, e mostrano una band capace di inventare sempre nuove strutture ed arrangiamenti. Non ci sono troppi compromessi tecnici in questo Draw Breath e neppure troppe meraviglie tecnologiche, ma suoni crudi, densi e ricchi di umanità. Tracce come la psichedelica An Evening at the Pops oppure The Angels of Angels, sospesa in bilico fra i Wilco di Jeff Tweedy e i Grateful Dead sono la riprova di come Nels Cline sia un talento tutto da scoprire, anche al di fuori dei Wilco.

venerdì 4 febbraio 2011

SUPREMES – THE SUPREMES SING HOLLAND-DOZIER-HOLLAND

Motown 650

1967

The Supremes Sing Holland–Dozier–Holland fu dato alle stampe internazionali nel 1967 con il titolo The Supremes Sing Motown). L’opera ebbe un successo straordinario grazie alla hit You keep me hanging on, che venne successivamente ripresa dalla band heavy-psych Vanilla Fudge e resa celebre anche fra il pubblico degli hippies. L’album in questione delle Supremes, capitanate da Diana Ross, raccoglie una manciata di brani originali scritti e prodotti da parte del prodigioso team di autori della Motown records: Brian Holland e Lamont Dozier. Stiamo parlando di brani come Remove This Doubt, You're Gone e But Always in My Heart. Degli stessi autori vi sono anche alcune hit, portate al successo da artisti Motown come gli Isley Brothers (I Guess I'll Always Love You), i Four Tops (It’s the same old song e I’ll turn to Stone) e Martha & the Vandellas (Love is like a heat wave). L’uscita di quest’album impose le Supremes ad un pubblico non soltanto americano e non soltanto afro-americano. I brani contenuti in questo lavoro divennero rapidamente dei classici che vennero programmati dai migliori dj inglesi nelle ballroom frequentate dai giovani mod. Come era prevedibile il sound di questo lavoro finì per l’influenzare le giovani band bianche beat dei sixties inglesi. Non si tratta – probabilmente – del disco migliore per apprezzare (nel bene e nel male) il leggendario suono Motown, dal momento che l’album ha un suono incredibilmente patinato, già per quegli anni. Il missaggio, infatti, privilegiava nettamente le voci, a dispetto degli arrangiamenti e delle parti strumentali eseguite dagli straordinari Funk Brothers.

sabato 29 gennaio 2011

TINA BROOKS - TRUE BLUE


Blue Note 7243 8 75264 2 6

Registrato presso: Van Gelder Studios, Englewood Cliffs, New Jersey, 25 giugno 1960

Eng: Rudy Van Gelder

Il sassofonista Tina Brooks, scomparso nel 1974, fu per lungo tempo ritenuto un musicista di seconda fila facente parte del fitto e pittoresco sottobosco della scena jazz dei roaring sixities. In realtà Brooks, dopo un breve apprendistato in varie band di rhythm’n’blues locali, venne introdotto alla corte di Alfred Lion nel 1958. Esattamente il periodo d’oro della Blue Note. Ben presto, egli fu inserito nella band di Jimmy Smith a fianco di Kenny Burrell, con il difficile compito di destreggiarsi fra due impareggiabili solisti. Nel periodo in cui venne inciso l’album in oggetto, Tina Brooks si trovò a lavorare in studio con Howard McGhee, Freddie Redd, Freddie Hubbard e Duke Jordan. La formazione che confluì in quest’incisione fu quindi un condensato delle precedenti esperienze con session man. In True Blue, quindi, fanno la loro comparsa Hubbard e Jordan, così come Sam Jones e Art Taylor, con i quali aveva suonato in tempi addietro. Il risultato è un disco eccitante e ricco di improvvisi cambi d’umore, sebbene le atmosfere siano spesso malinconiche e introspettive. Le parti di Brooks appaiono sospese fra risoluzioni melodiche e un profondo amore per il r’n’b, mentre le armonizzazioni di pianoforte o le ritmiche evidenziano una mano abile e raffinata. Si tratta quindi di un disco che registra una sorta di transizione nella scena jazz, dalle forme tradizionali e consolidate a quelle dei tempestosi anni sessanta.